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la copertina del numero di ottobre che è in edicola


è Opinabile
a cura di Patrizio Iavarone
Chi sperava che con le elezioni regionali sarebbe finita anche la campagna elettorale si sbagliava di grosso: la Giunta messa i

Chi sperava che con le elezioni regionali sarebbe finita anche la campagna elettorale si sbagliava di grosso: la Giunta messa in piedi da Ottaviano Del Turco, con una presenza scientifica delle segreterie politiche dei partiti, è la dimostrazione di come i rapporti nell’Unione, ma anche tra le singole correnti dei partiti del centrosinistra, siano ancora tutti da definire e come la vera partita si giocherà da qui alla prossima primavera quando, tutto il Bel Paese tornerà alle urne. Il dibattito più vivace è sicuramente quello all’interno della Margherita dove lo "scontro" tra Franco Marini e lo "strabordante" Luciano D’Alfonso ha prodotto come primo risultato la nomina di due soli petali ad assessori regionali, anziché tre come i Ds. Marini in tal senso ha vinto la sua battaglia interna, evitando che il Sindaco di Pescara arrivasse a controllare l’intero "fiore". Ma la partita, si diceva, è ancora aperta, anzi è solo all’inizio: l’accordo dell’Unione per cui i sindaci eletti non potranno candidarsi sarà probabilmente ignorata da molti e primo fra tutti da Luciano D’Alfonso a cui la legge approvata da Pace pochi mesi prima del voto, ha aperto la strada per Roma, anche se per il Sindaco di Pescara potrebbe profilarsi un sottosegretariato. A Sulmona scalpita e non poco anche Franco La Civita che, a dispetto di quanto sostenuto all’indomani della sua elezione a Sindaco "questa è la mia ultima esperienza politica", ha già pronta, se non la valigia, almeno l’elenco delle cose da portare nella Capitale. La Civita, però, a differenza di D’Alfonso, sta facendo i conti senza l’oste, spesso "alzando il gomito", secondo una creatività politica che lo ha visto mettersi in gioco con matematico opportunismo: la boutade delle dimissioni per la mancata elezione di un Consigliere regionale in rappresentanza dell’Abruzzo interno è fatalmente rientrata nel momento in cui Berlusconi chiudeva la crisi ed evitava il ritorno alle urne in autunno. La bramosia di lasciare Sulmona per Roma non ha fatto riflettere La Civita neanche su due aspetti non secondari: il Collegio di Sulmona spetterà probabilmente allo Sdi, anche perché la Margherita si concentrerà su L’Aquila dove, i Ds, dovrebbero rivendicare il sindaco. Se poi le spartizioni dell’Unione dovessero cambiare, La Civita dovrà contendersi la candidatura con Bruno Di Masci, Consigliere regionale non rieletto "il cui straordinario risultato — ha sostenuto lo stesso La Civita — deve essere tenuto in considerazione". Per avere un quadro più chiaro della situazione si dovrà comunque aspettare il 15 novembre, data ultima per rassegnare le dimissioni per i sindaci che aspirano a diventare deputati. Il gioco della politica, tuttavia, non appassiona che gli addetti ai lavori: ai cittadini, al contrario, interessa molto più sapere, capire e soprattutto vedere cosa si è prodotto in quest’ultimo anno di amministrazione, utilizzato più come un trampolino di lancio per altri lidi che per dare risposte ai residenti. D’Alfonso in vista della candidatura alla Regione poi fallita ha, in tal senso, prodotto molto di più dei suoi colleghi: Pescara è un cantiere aperto, segno di come si siano messi in gioco interessi e appalti che, si sa, portano voti e consensi. Bisognerà ora capire se le casse reggeranno fino a primavera. A Sulmona, invece, l’Amministrazione comunale è stata finora sostanzialmente una delusione. Il Consiglio comunale si è riunito solo 12 volte in un anno, di cui 4 in seduta straordinaria e 2 per l’insediamento. Le delibere di Consiglio sono state meno di 70 (43 nel 2004) e quelle di Giunta 437 (278 nel 2004). I grandi temi sono stati dribblati con escamotage che hanno solo impoverito le casse comunali e arricchito consulenti e professionisti sempre pronti ad indicare, al posto dei politici, le strade da percorrere. Il City manager che doveva riorganizzare Palazzo San Francesco è una entità astratta costata 70.000 euro e che ha finito con l’avvelenare il già teso clima del Comune. Per il Prg, che sembrava cosa fatta, è stato redatto un bando per un apposito ufficio nel quale manca solo di indicare i nomi dei prescelti, possibilmente che abbiano un buon feeling e magari qualche dottorato con il professor Properzi, autore del Prg e consulente dei consulenti (anche per il bando in questione). Infine, ma non ultima, la Commissione per lo sviluppo: un organismo fotocopia della task-force che costerà 2.000 euro a seduta per due anni, presieduta da Pino Mauro che, dall’alto della sua indubbia esperienza, tra un paio di anni e senza limiti di spesa, verrà a dirci che Sulmona e il Centro Abruzzo devono puntare sul turismo. Tutto questo mentre l’opposizione è scomparsa, neutralizzata, accorpata: in un anno sono state fatte solo 17 interrogazioni e 12 le ha prodotte l’Udc. I leader storici del centrodestra non hanno tardato a seguire il carro dei vincitori e tra un compromesso e l’altro hanno garantito i loro interessi di bottega. La politica è diventata un grigio ed indefinito confine di interessi personali, dove i sindaci giocano a fare gli aspiranti deputati e dove la città e i cittadini non sono amministrati, ma controllati. Aspettando primavera…

 

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